venerdì 5 settembre 2014

Antiparassitari e metodi naturali per contrastare le zecche

Le zecche sono artropodi (acari della classe degli Arachnidi) ematofagi, necessitando di pasti di sangue per completare sviluppo e ciclo riproduttivo, di forma ovale, dimensione di alcuni millimetri e con colori dal grigio al bruno.
Questi parassiti possono trovarsi su diverse specie animali, soprattutto caprioli e cervi, tra i quali anche l’uomo.
In Italia si ha la presenza di due tipi di zecche :  Ixodidae (zecche dure)  e Argasidae (zecche molli).
Le zecche manifestano una buona resistenza: sopravvivono anche in habitat sfavorevoli e resistono  a digiuno per lunghi periodi.
Vivono nei Paesi con clima temperato e sono particolarmente attive nel periodo da maggio a ottobre quando risvegliandosi dal letargo invernale iniziano a  ricercare un animale ospite.
Questi parassiti  Questi parassiti preferiscono luoghi freschi ed umidi, si trovano sul terreno, nell’erba, cespugli e  in prossimità di corsi d’acqua. Sono in aree silvestri con abbondante vegetazione sia erbosa che di arbusti, nei pascoli e nelle radure dei boschi, ma pure in  aree abbandonate e si adattano anche ad ambienti caldi ed asciutti con minore vegetazione.
L’elemento costante per la loro esistenza  è rappresentato dalla presenza di animali che possano ospitarli. Le zecche, che non volano ne saltano, si situano sulla faccia inferiore di fogliame ed erba lasciandosi cadere sugli animali al loro transito. Individuano la vittima per l’emissione di calore ed anidride carbonica e vi si installano lacerando la cute con il rostro e penetrando con l’estremità della testa nella pelle dove conficcano il loro apparato boccale iniziando a succhiare il sangue.
La puntura della zecca risulta asintomatica, non arreca infatti disturbo o dolore,  perché il parassita emette una sostanza con componenti anestetizzanti, e non è  facile da individuare neppure con controlli ricorrenti di pelle e pelo.
Il parassita rimane costantemente attaccato all’animale ospite, in genere dai 2 ai 7 giorni, fino al completamento del pasto di sangue, lasciandosi poi cadere ed è individuabile come un corpo ovale di colore marrone-nerastro che tende ad aumentare di volume con il trascorrere del tempo.
Le zecche, se infette, possono veicolare malattie piuttosto gravi e dalla prognosi frequentemente incerta.
Possono infatti essere vettori di agenti patogeni che causano affezioni come Ehrlichiosi, Babesiosi o Piroplasmosi,  Borreliosi o malattia di Lyme, Tularemia, Meningoencefalite da zecca, Emobartonellosi, Rickettiosi o febbre bottonosa, febbre ricorrente da zecche. E in caso di infestazione massiva, poiché si nutrono di sangue, possono provocare anemie anche gravi.
La prevenzione riveste sempre una funzione rilevante e può essere effettuata, soprattutto nelle zone a rischio di infestazione, utilizzando preventivamente sostanze repellenti naturali per gli animali, evitando il contatto con l’erba alta o gli arbusti, di addentrarsi in aree boschive, rimanendo al centro dei percorsi, ispezionando con attenzione pelo e cute dell’animale al termine del tragitto, spazzolando accuratamente l’animale prima di rientrare nell’abitazione. 
Inoltre, poiché le zecche prediligono luoghi freschi ed umidi, è consigliabile l’orientamento a sud,  sud-ovest del giardino in modo che sia soleggiato e non presenti ristagni d’acqua ( si possono utilizzare materiali drenanti allo scopo). L’area esterna deve quindi presentare poche zone ombreggiate ed avere una piantumazione esente da rampicanti e con pochi arbusti.
E’ poi indispensabile la regolare pulizia del giardino con il taglio frequente dell’erba e la rimozione delle foglie e dei residui organici. Occorre evitare l’accesso allo spazio esterno agli animali selvatici che potrebbero veicolare i parassiti.
Risulta molto importante anche l’igiene e la pulizia dei giacigli degli animali per i quali occorre orientarsi su materiali facilmente  e frequentemente lavabili in casa.
E’ poi fondamentale evitare di far dormire cane o gatto  in giardino perché ciò aumenta le probabilità di divenire ospiti, tra gli altri parassiti, anche delle zecche.
Il controllo visivo e tattile della pelle è determinante soprattutto per le zone più soggette all’attacco delle zecche quali collo, orecchie, zampe. L’esame e la cura del mantello e della cute degli animali è essenziale per un intervento tempestivo e può essere agevolata facilitata da frequenti spazzolature con i pettini adatti anche per le pulci in modo da rimuoverle prima che si siano ancorate alla pelle ( ai parassiti occorre un po’ di tempo per giungere arrivare dal pelo alla cute).
I trattamenti antiparassitari con sostanze naturali richiedono particolare attenzione e una scelta accurata a seconda dell’animale perché spesso non possono essere utilizzati indifferentemente su tutte le specie ( alcune sostanze tollerate dal cane risultano estremamente tossiche per il gatto). Il consiglio del medico veterinario risulta quindi sempre indicato.
E’ meglio astenersi dal trattare preventivamente i felini in considerazione del fatto che molte sostanze presentano elevata tossicità per i gatti e che il cane risulta più esposto al morso della zecca perché ha maggiori probabilità di  attraversare zone o campagne infestati dal parassita.
La profilassi indiretta può essere effettuata con alcuni metodi sistemi naturali quali la tisana di camomilla con la quale, una volta raffreddata, aspergere, mediante un panno inumidito nell’infusione, la pelle dell’animale.
Ma anche un bagno in acqua tiepida con l’aggiunta di un po’ di bicarbonato  può aiutare a liberarsi delle zecche.
Sempre per il cane si possono usare l’aceto di mele o l’aceto di vino bianco diluiti in acqua e spruzzati su un panno morbido, per inumidire la cute.  Evitare invece limoni o agrumi soprattutto per i gatti per i quali sono tossici.
La stessa operazione, unicamente per il cane, può essere effettuata con le tisane tiepide di eucalipto, rosmarino o timo ( risultano molto tossici per i gatti).
Anche gli oli essenziali, biologici e diluiti con acqua, sono repellenti, ma vanno utilizzati con notevole cautela. Contengono infatti, in particolare  l’olio di neem  ( di elevata tossicità per i felini sia per uso topico che per inalazione dei fumi, ma pericoloso anche per le donne gravide e i bambini), principi attivi pesticidi.
Astenersi  dall’utilizzare l’aglio, che è tossico specialmente per i gatti e può provocare anemie, in aggiunta al cibo.
I rimedi naturali, pur non avendo la stessa efficacia degli antiparassitari chimici, sono in genere a questi ultimi preferibili per molteplici motivi tra cui : assenza di tossicità contro la velenosità dei principi attivi presenti nei prodotti chimici, mantenimento dei poteri di difesa mentre gli antiparassitari chimici perdono comunque efficacia in pochi anni in quanto i parassiti sviluppano resistenza alle sostanze utilizzate.  Per questo motivo i prodotti antiparassitari in commercio, per avere una durata finanziariamente conveniente, usano dosi estremamente elevate di principio attivo che possono risultare deleterie per il cane ( dermatiti da contatto, ingestione del prodotto tramite leccamenti o avvelenamenti per sovradosaggio), ed estremamente nocive o letali per il gatto.
Per la pericolosità di questi prodotti i trattamenti con antiparassitari chimici devono essere eseguiti con meticolose cautele evitando che il cane si lecchi (ingerendo così il prodotto), eludendo anche la sola vicinanza, e a maggior ragione il contatto, con altri animali .
Inoltre gli antiparassitari chimici per le zecche hanno una durata del periodo d’azione decisamente inferiore ( circa un terzo) di quelli indicati per le pulci in funzione del fatto che le prime sono maggiormente resistenti alle terapie antiparassitarie.
Nell’eventualità di presenza della zecca sull’animale occorre rimuoverla velocemente poiché la sua permanenza aumenta la possibilità di sviluppare infezioni o patologie.
La rimozione del parassita deve essere fatta svolta effettuata con cura ed attenzione : indossare guanti per evitare il contatto diretto della zecca con le mani, disinfettare preventivamente la cute preferibilmente con acqua ossigenata e in ogni caso evitando disinfettanti colorati che  potrebbero rendere problematico il riconoscimento di arrossamenti locali, afferrare la zecca, in posizione  il più possibile vicino alla cute,  con una pinzetta  con le punte sottili e ricurve ( reperibili in farmacia) ruotandola delicatamente in senso antiorario e tirandola leggermente finchè non si percepisce più resistenza da parte del parassita, facendo attenzione a non schiacciarne il corpo al fine di evitare il rigurgito che aumenterebbe la probabilità della trasmissione di  microrganismi ( batteri, virus, protozoi) patogeni,  disinfettare nuovamente la pelle, distruggere il corpo della zecca stessa ( bruciandola o immergendola completamente in alcol).
Se l’apparato boccale fosse rimasto all’interno della pelle ( si nota allora un puntino nero al centro dell’area del morso) occorre rimuoverla con un ago sterile.
Esimersi dall’applicare sul parassita, con l’intento di rimuoverlo facilmente, alcol, solventi o benzina, ammoniaca, grassi o oli, creme, fiammiferi, oggetti arroventati, ecc. per evitare il  rigurgito con annessi agenti infettivi che la sofferenza potrebbe provocare.
In seguito alla rimozione è necessaria una scrupolosa osservazione per i successi 30-40 giorni al fine di monitorare eventuali manifestazioni di patologie o infezioni quali la comparsa di un alone rossastro attorno alla sede del morso ( l’eritema migrante si allarga lentamente nella zona della presa puntura  è indicativo di alcune patologie ) , debolezza, inappetenza, febbre, ingrossamento dei linfonodi che richiedono il rapido ricorso al veterinario.
La formazione di una crosticina rossastra nella zona della puntura rientra invece nell’usuale decorso del morso del parassita zecca.
Un  eventuale esame del sangue può individuare infezioni o patologie curabili con un ciclo antibiotico.

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