sabato 24 gennaio 2015

Avvelenamento degli animali : strategie per la prevenzione

I casi di avvelenamento di animali sono in costante e preoccupante aumento. Il fenomeno risulta ancora più deplorevole in quanto nella maggioranza degli episodi è deliberato e fautore di atroci sofferenze per le vittime.
Sfortunatamente molti di questi prodotti sono privi di odore e  sapore e quindi risultano difficilmente riconoscibili dall’animale, che non può così riconoscere il pericolo,  soprattutto se nascosti in altri composti.
Tuttavia anche la superficialità e l’imperizia possono provocare intossicazioni letali.
Per evitare situazioni pericolose la prima attenzione va riservata alla sicurezza all’interno dell’abitazione esimendosi dall’utilizzare prodotti nocivi ( la candeggina l’anticalcare sono pericolosissimi ) e conservando sostanze pericolose ( come l’antigelo) detersivi,  detergenti per la pulizia della casa e per l’igiene della persona in luoghi sicuri e inaccessibili per gli animali.  Una considerazione particolare risulta opportuna per i farmaci poiché alcuni medicinali per terapia umana per le patologie cardiovascolari (farmaci anticoagulanti come il Warfarin, Coumadin, Eliquis, Pradaxa, Xarelto, ecc.)  se ingeriti provocano lo stesso avvelenamento di un topicida.
Occorre poi evitare l’uso di tutti i fertilizzanti e i concimi chimici  (utilizzando solo quelli completamente naturali ) insetticidiantiparassitari e diserbanti,  esche e repellenti per scarafaggi, formiche e volatili, rodenticidi e lumachicidi. nel giardino, anche nei luoghi che riteniamo irraggiungibili dagli animali,  perché molti dei casi di avvelenamento di animali domestici si verificano proprio nell’area verde di pertinenza dell’abitazione. Inoltre anche l’ingestione di una preda avvelenata, può risultare mortale (esistono moltissimi tipi di  rodenticidi anticoagulanti e quelli di seconda generazione sono ancora più tossici e letali anche a dosaggi molto bassi ).
Ma anche gli spazi aperti e i luoghi pubblici possono celare gravi insidie.
Le aree più pericolose sono quelle adiacenti alle zone di ripopolamento e riproduzione della fauna, in prossimità delle aziende faunistico-venatorie , i terreni di raccolta dei tartufi e dei funghi, le zone al limite di pascoli e coltivazioni.
Meglio evitarle e in ogni caso al ritorno dalla passeggiata, è opportuno mettere il guinzaglio al cane prima di avvicinarsi all’automobile perché spesso le esche avvelenate sono lasciate proprio in  prossimità dell’auto.
L’eliminazione con il veleno è infatti la modalità attuata da una mentalità anacronistica per sopprimere animali antagonisti: cacciatori che vogliono eliminare le specie predatrici per salvaguardare la selvaggina, raccoglitori di tuberi che vogliono mettere fuori gioco i concorrenti, contadini che vogliono liberarsi di animali indesiderati, ecc..
Inoltre è preferibile evitare di addentrarsi con il cane in serre o terreni arati, seminati o coltivati posti a coltura poiché potrebbero essere stati trattati con fertilizzanti e concimiinsetticidi  ( organofosforici, pitrine e piretroidi ), lumachicidi ( metaldeide), antiparassitari ( Endosulfan utilizzato per i noccioleti), diserbanti ( paraquat), utilizzati anche per eliminare la vegetazione delle scarpate, che sono in realtà dei potentissimi veleni e con i quali zampe, muso, pelo e cute dell’animale entrerebbero in contatto e che sarebbero ingeriti anche successivamente con l’azione di detersione tramite leccamento.
L’avvelenamento degli animali può avvenire anche in ambito urbano e nonostante il contesto sia  diverso le modalità sono analoghe.
Una pratica estremamente pericolosa è quella attuata da alcune ASL con modalità alquanto discutibili : l’operazione di derattizzazione viene affidata a ditte che spargono  (in alcuni casi lanciandole direttamente da automezzi in marcia)  esche  avvelenate ( bustine, grani, ecc.) in aree l pubbliche, lungo strade vie e fossati in prossimità di abitazioni. Questa prassi sconsiderata ( e pericolosa anche per i bambini ) provoca moltissime vittime ed è ancora più grave perché realizzata con denaro pubblico. (E a tale scopo sarebbe utile una considerazione etica circa il diritto ad imporre la morte, oltretutto così dolorosa, a un essere vivente, pur se indesiderato, invece di attuarne l’allontanamento con modalità meno cruente.)
Tuttavia l’avvelenamento può verificarsi anche in situazioni di  intolleranza nei confronti degli animali (alla presunta ’azione di “disturbo” esercitata  dagli animali ) o in seguito a contrasti condominiali, per ritorsione o vendetta.
In tal senso è emblematico il fenomeno dell’avvelenamento di volatili o dei gatti delle colonie feline mediante l’uso di gettare bocconi avvelenati nei giardini pubblici, piazze, ecc.
E le sostanze tossiche possono essere introdotte anche nelle proprietà private, giardini privati, terrazzi e recinti, se non protetti in modo adeguato, e senza un motivo specifico ( quella che deve essere la “punizione” per un cane che abbaia provoca spesso lo sterminio dei cani di un intero isolato). Ma pure le liti  tra vicini possono portare all’immissione di veleni addirittura all’interno delle abitazioni.
I veleni maggiormente utilizzati sono  farmaci (purtroppo si sta sempre più diffondendo la pratica di utilizzare bocconi avvelenati con medicinali per terapia umana),  rodenticidiprodotti antiparassitari, insetticidifertilizzanti, diserbanti, ma anche stricnina e cianuro.
Un controllo diligente e la messa in atto di alcuni accorgimenti possono aiutare a prevenire e contrastare il fenomeno.
Per quanto riguarda il cane, la soluzione più opportuna consiste nell’insegnare al cane a non raccogliere o mangiare cibo trovato.
In alternativa ( ma la soluzione non è piacevole per il cane ) si può ricorrere all’uso, durante le escursioni, di una museruola a maglia di rete elastica in modo che al cane sia possibile aprire la bocca, ma non inghiottire cibo o sostanze rinvenute per terra. La museruola però rende impossibile al cane la difesa dai suoi pari od altri animali e quindi, per impedirne il ferimento, va tolta in presenza dei suoi simili.
Durante le passeggiate occorre essere sempre vigili per quanto riguarda i potenziali pericoli  presenti nell’ambiente ed attenti all’attività del cane, preparati ad intervenire distogliendolo, rimproverandolo o premiandolo.
E’ opportuno seguire prestare attenzione anche all’attività di scavo del cane poiché alcune esche avvelenate vengono interrate per celarle alla vista dell’accompagnatore umano.
Ed è sempre preferibile portarsi l’acqua occorrente perché in alcune località disciolgono il veleno nell’acqua ( pozze, rivoli, ecc. o addirittura nelle cavità dei tronchi degli alberi).
Fondamentale avere sempre con sé alcune manciate di sale che, nell’evenienza dell’ingestione di una potenziale esca avvelenata, inserito celermente nella bocca del cane, gli provoca il vomito aiutandolo a liberarsi del veleno e salvandogli così la vita. Allo stesso scopo possono essere utilizzati anche la soluzione salina satura ( acqua con sale fine disciolto in buona quantità) o l’acqua ossigenata (che si può somministrare con un cucchiaio di plastica o una siringa senza ago). Astenersi dal tentativo di indurre il vomito inserendo dita in bocca all’animale che, in conseguenza a tremori e convulsioni, potrebbe mordere la mano.
Occorre poi rendere sicuri gli spazi esterni dell’abitazione ai quali l’animale ha accesso  ( terrazzo, giardino, ecc.) con perimetrazioni che siano invalicabili per il gatto o il cane e inaccessibili per gli estranei (studiate per impedire anche lanci di esche bocconi avvelenati all’interno). E’ altresì importante essere possibilmente presenti durante la permanenza del cane o del gatto in queste aree ed evitare di far trascorrere all’animale la notte all’aperto.
Bisogna inoltre considerare che se il cane è maggiormente soggetto all’avvelenamento difendere il gatto dallo stesso fenomeno è più difficile che proteggere il cane perché il felino, non essendo un animale sociale,  è poco incline a modificare il proprio comportamento individuale. Ciò è valido sia nel rapporto con gli alimenti che con la predazione ( una preda avvelenata costituisce un pericolo mortale). Quindi o è naturalmente prudente nei confronti del cibo trovato al di fuori della propria abitazione o difficilmente rinuncerà ad approfittare dell’occasione specialmente in caso di un gatto sterilizzato con maggior appetito.
Le misure adottabili sono dunque essenzialmente precauzionali e restrittive.
Evitare di lasciare libero il gatto (oltre alla possibilità di essere investito da un’auto potrebbe addentrarsi in un orto trattato con pesticidi) e far uscire l’animale, in un’area esterna adeguatamente approntata e sicura, a stomaco pieno in modo da ridurne la propensione a giovarsi
di un fuori pasto.
Allo scopo di contrastare il deprecabile fenomeno è essenziale riconoscere i sintomi dell’avvelenamento per intervenire sollecitamente ed efficacemente.
La sintomatologia dell’assunzione e la rapidità dell’azione del veleno dipendono dal tipo di sostanza tossica, mentre la gravità dell’avvelenamento deriva, oltre che dalla tipologia di veleno, dalla quantità assunta, dalla corporatura e dal peso dell’animale, dal tempo trascorso dall’evento, da tempo e modalità di contatto (ingestione, inalazione, contatto cutaneo). 
Alcuni veleni, quelli neurotropi, ( stricnina, inibitori della colinesterasi, metaldeidemanifestano i loro effetti entro i 10-30 minuti con difficoltà a mantenere l’equilibrio e a restare in piedi, salivazione eccessiva, respiro affannoso, rigidità degli arti, tremori e convulsioni, vomito e diarrea. Poiché questi veleni agiscono molto velocemente e non lasciano scampo, la tempestività  dell’intervento può essere determinante per riuscire a salvare la vita dell’animale.
I veleni emorragici, come i rodenticidi, sono più subdoli : mostrano effetti entro le 48-72 ore ed oltre e la sintomatologia evidenzia inappetenza, spossatezza, sete eccessiva, respiro affannoso, perdite ematiche dalla bocca o dal naso, tosse.
L’induzione del vomito ( emesi  ) è fondamentale nell’ingestione di sostanze velenose come stricnina, rodenticidi, ecc. , va indotta entro 30-60 minuti dall’ingestione del veleno e  praticata  solo su soggetti coscienti con il riflesso della deglutizione presente.
Va evitata (danneggerebbe vie aeree, farine ed esofago) nel caso di ingestione di sostanze istolesive,  ossia lesive dei tessuti, (derivati del petrolio, acidi, ecc.).
Se l’animale ha ingerito qualcosa, in particolare il cane durante la passeggiata, occorre osservarne il comportamento ( difficoltà a mantenere l’equilibrio, a restare in piedi, salivazione eccessiva, respiro affannoso, tremori e convulsioni) e nel caso si  manifestino sintomi di avvelenamento contattare immediatamente una struttura veterinaria attrezzata e seguire le istruzioni fornite dal personale medico fino al ricovero nel centro ambulatoriale. Successivamente denunciare l’accaduto agli organi di polizia ( Polizia Forestale, Provinciale, Municipale, Carabinieri, ecc.).
Nell’eventualità  di rinvenimento di un’esca sospetta, dopo aver verificato che non vi sia la presenza di altri bocconi avvelenati,  è necessario prelevarla con prudenza (non toccarla a mani nude, ma usare dei guanti in lattice o similari, e non annusarla poiché potrebbe contenere sostanze tossiche volatili come il cianuro), inserirla in un recipiente a tenuta ermetica e recapitarla all’ASL servizio veterinario per le analisi tossicologiche, infine segnalare l’accaduto agli organi competenti. 

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