sabato 26 dicembre 2015

Un’ulteriore brutalità : guanti ed accessori made in Cina realizzati confezionati con pelle di cane

Storia infinita quelle dello sfruttamento animale.
Se in Europa e in America l’opinione pubblica è contraria alla produzione e vendita di alcuni manufatti di origine animale, a maggior ragione in quanto ottenuti con metodi cruenti, la barbarie imperversa in paesi come la Cina. Dove i cani non sono tradizionalmente considerati animali d’affezione e sono uccisi  con le atroci modalità dei peggiori macelli.
L’associazione Peta ha documentato e denunciato un nuovo commercio di pellami di cane per la realizzazione di guanti da donna, guanti da lavoro, cinture ed accessori. Ed i prodotti ottenuti in questo modo sono esportati in tutto il mondo e venduti ad acquirenti inconsapevoli sia della natura del pellame che dei sistemi con cui è ottenuto.
In attesa che il commercio di pelli di animali sia definitivamente abolito a favore di pellami realizzati con prodotti di altra origine, l’unica strada attualmente percorribile sembra quella indicata dalla stessa Peta, ossia la richiesta alle ditte, da parte dello Stato, di una garanzia circa la natura delle pelli importate ( fornita dalla campionatura delle stesse). La dichiarazione di pellami cruelty-free può infatti permettere ai clienti di attuare una scelta consapevole.
Perché i macelli nei quali vengono uccisi moltissimi cani in Cina sono una triste realtà di morte pure se, molto lentamente, la mentalità sta mutando anche in questo Paese.
Dove ci sono anche individui come l’ex miliardario Wang Yan che cerca di combattere il fenomeno acquistando gli animali che sarebbero destinati ai mattatoi. L’imprenditore, dalla scoperta delle condizioni dei macelli durante la ricerca del suo cucciolo misteriosamente scomparso, ha deciso che avrebbe utilizzato la sua fortuna finanziaria per salvare il maggior numero possibile di cani da una morte orribile.
Nel tentativo di arginare il massacro, dal 2012 Yan ha comprato migliaia di cani realizzando una struttura per loro, il “Changchun Animal Rescue” e spendendo tutto il suo denaro per sfamarli, accudirli e curarli oltre a provvedere alla loro adozione. Senza accettare offerte economiche, ma solo cibo ed azioni di volontariato.  


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