sabato 14 marzo 2015

Non punibilità dei reati contro gli animali e depenalizzazione della caccia alle specie protette : sviste pericolose


Infine il decreto legislativo che cambia il codice penale è stato modificato. Ma l’iter di approvazione della norma è stato e risulta tuttora a dir poco travagliato.
Il decreto legislativo che cambia, con l’inserimento di una nuova causa di non punibilità, il codice penale contiene infatti la precisazione che il concetto di  “tenuità del fatto” non si applica ai reati connessi a violenza o maltrattamenti degli animali. La variazione del testo iniziale ha permesso di non inserire i crimini contro gli animali tra gli illeciti per i quali è prevista la depenalizzazione.
Rimane il fatto che l’atteggiamento del governo fa capo ad un modello anacronistico e tragicamente legato agli interessi del mondo venatorio.
Ma c’è ancora l’incognita dell’emendamento presentato a firma del senatore Pd Stefano Vaccari che prevede la derubricazione da sanzione penale ad amministrativa, sancendo di fatto la somministrazione di una  sola ammenda amministrativa, a chi cattura, detiene o uccide animali di specie protette. E che comporterebbe una semplice contravvenzione pecuniaria compresa tra i 774 e i 2.065 euro, invece della carcerazione da 2 a 8 mesi attualmente prevista, per chi contrabbanda o caccia  specie protette ( tra le quali anche lupi, orsi, foche monache, ecc.)
In seguito alle proteste di animalisti ed ambientalisti Vaccari ha precisato che ritirerà l’emendamento definito come frutto di un involontario equivoco. Ma il ritiro del provvedimento si verificherà solo al momento della ripresa dei lavori della Commissione Ambiente del Senato. Mentre gli effetti dell’emendamento sarebbero drammatici come le carneficine  che ne diverrebbero la logica conseguenza.
Risulta evidente la carenza della consapevolezza che il periodo odierno non risulta quello più opportuno per mancare, ancora una volta, di cogliere reali occasioni di mutamento.

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